Teneus su praxeri de ponni in domu nosta (ospitare) s’artìculu de prof. Attilio Mastino, Arretori de s’Universidadi de Tàtari, bessiu in s’Unioni Sarda de oi.
S’artìculu andat in sètiu (è coerente) po su chi pertocat (riguarda) sa polìtica linguìstica, cun su chi S’Acadèmia  at sèmpiri nau: NO A SA LSC,  EJA A SU SARDU A DUAS ARRÈGULAS (CAMPIDANESU E LOGUDORESU). Custu matessi parrimentu (opinione) dd’eus lìgiu unas cantu cidas a oi in s’artìculu de prof. Eduardo Blasco Ferrer, chi s’òmini podit ligi (si può leggere) in custas pàginis de s’Acadèmia.

Mastino risponde a Milia: “Non sono le Università gli assassini del Sardo”.

Ho ricevuto solo ieri il cartoncino di invito, quasi illeggibile, per l’Ottava conferenza sulla lingua sarda, stampato con una grafica pessima, con errori e una toppa che tende a nascondere un tardivo ripensamento, per evitare le spese di una ristampa. Mi rammarico per la sciatteria e per il ritardo, che mi impedirà di essere presente come avrei voluto. Ma ormai da diversi anni gli inviti arrivano con ampio ritardo: non sarà per caso una strategia nei confronti degli invitati scomodi?

Vedo su L’Unione Sarda l’articolo di Celestino Tabasso dove l’Assessore Regionale alla cultura sostiene che le Università lo hanno deluso e non sanno che il Sardo è una lingua normale, perché «sarebbero portate a ricoprire una posizione di predominio». L’Assessore ora sposa fino in fondo le tesi del direttore del Servizio Lingua Sarda, che si ritiene costituito ufficialmente come guardiano del tempio dell’ortodossia linguistica e si dedica a dare colpi a tutti coloro che scantonano dal suo illuminato pensiero, comunque sempre dalla parte del potere. Forse l’Assessore farebbe bene a non avventurarsi in discussioni su lingue normali, normalizzate etc., rischia di fare confusione. Viene da domandarsi quanto la lingua sarda sia stata usata negli ultimi anni come strumento di consenso politico, tenendosi sempre ben lontani dal valorizzarla nel senso voluto dai parlanti. È così che si crea una lingua normale? E cosa è stato fatto per far crescere il numero degli interventi in sardo in Consiglio Regionale?
Mi sorprende questo nuovo attacco facile facile all’Università di Sassari, che ha sempre inteso contribuire a realizzare corsi di aggiornamento per la formazione di insegnanti di lingua e cultura sarda e a fornire un quadro di riferimento metodologicamente avanzato, in sintonia con le più recenti acquisizioni della ricerca linguistica e filologica. L’Università obbedisce a logiche di applicazione di standard internazionali riconosciuti sul piano scientifico: a dognunu s’arte sua, naraiada kuddu chi crastaida tilipilches. Assai opportuno sarebbe stato rispettare l’autonomia didattica e scientifica delle Università, coinvolgendole già in sede di individuazione degli obiettivi e delle strategie. Il Progetto di formazione “Il Sardo a scuola” per gli insegnanti non è stato realizzato dall’Università di Sassari solo per un motivo: per tre anni abbiamo aspettato il via libera dell’Assessorato, che nelle ultime settimane ha finalmente approvato il progetto perché «congruo con le linee guida del Piano triennale 2008-10». Ma ormai le somme erano andate in perenzione. Dunque non abbiamo speso un solo euro, le numerose discipline di area sardistica dei nostri Dipartimenti sono state attivate solo con fondi universitari.
Non cercavo polemiche con il mio amico Sergio Milia: ma ora mi vedo costretto a sfidare l’Assessore a confrontarsi pubblicamente con me in lingua sarda: io parlerò volentieri nel logudorese di Bosa, la lingua (che per Corongiu non esiste) alla quale non voglio rinunciare per una LSC standard e normale, che sarebbe più autorevole della tradizionale «accozzaglia di dialetti» visti con disprezzo e superiorità davvero coloniale. Noi non vogliamo impoverire il lessico stratificato per adottare un banale esperanto. Sergio Milia scelga pure la LSC e risponda come crede. Io parlo in sardo, altri ne parlano .
Ribadisco che gli «assassini del sardo» sono quelli che vogliono abbandonare la difesa della ricchezza di una lingua che non può essere disprezzata per la sua immaginaria storia di «frammentazione linguistica dialettale». La via maestra, nella difesa delle lingue minoritarie, è l’accettazione delle diversità in ogni loro manifestazione.
Non fa parte della nostra cultura accettare espressioni irrispettose nei confronti della lingua sarda. Non è nella nostra educazione culturale l’esclusione nei confronti di chi la pensa diversamente, sia pur impegnato verso obiettivi comuni. Ho trovato offensivi i giudizi rivolti da Giuseppe Corongiu verso i premi letterari, voluti dalla «cultura egemone» per solleticare «il poeta dopolavorista». Si può concordare con l’esigenza di difendere l’unitarietà della lingua sarda, ma senza stringerla in un abbraccio mortale: l’Assessorato può operare efficacemente attraverso gli sportelli linguistici proprio in questa direzione.
Al di là delle dichiarazioni di principio, voglio ribadire che l’Università di Sassari è fortemente impegnata per la difesa della lingua sarda come lingua dell’oggi e del domani. L’Università prende l’impegno per difendere e qualificare l’insegnamento delle lingue minoritarie e della lingua sarda nel nostro Ateneo al servizio della scuola sarda. La lingua sarda è stata pensiero, riflessione, strumento per intendere la realtà, per entrare in comunicazione con gli altri sardi, in una comunicazione orizzontale profonda.
Il nostro Ateneo vanta una tradizione di studi in materia di Lingua Sarda: penso a Massimo Pittau, Nicola Tanda, Giulio Paulis, Giovanni Lupinu, Dino Manca, Carlo Schirru, Fiorenzo Toso, ma anche a tanti altri, più o meno strutturati e incardinati nell’Accademia. Di conseguenza non posso accettare giudizi offensivi e invito l’Assessore ad innalzare il livello e la qualità del dibattito, ad allargare gli orizzonti, a migliorare l’immagine della Regione Sarda, a stampare programmi che abbiano un minimo di dignità e di rispetto per i temi affrontati.
Attilio Mastino
Rettore dell’Università di Sassari

Da L’Unione Sarda del 10/01/2014

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