Pigau de: http://www.ladonnasarda.it/magazine/intervista/5259/stefano-cherchi-la-lingua-sarda-come-segno-di-identita.html#sthash.VULp95Tl.dpuf

Stefano Cherchi: la lingua sarda come segno di identità

La lingua identifica un popolo, ne traccia la cultura, rendendo il sentire di ciascuna comunità diverso da ogni altro. La lingua sarda, in particolare, è al crocevia tra l’essere considerata una lingua “vera e propria” e un dialetto usato in occasioni informali o in comunità periferiche e rurali. Il dibattito su questo tema è sempre aperto e si continua a discutere soprattutto per ciò che riguarda l’introduzione della lingua sarda nelle scuole.

Stefano Cherchi, che divide la sua vita tra la professione di cardiologo e la sua passione per questa lingua – che insegna e diffonde attraverso numerose attività e importanti pubblicazioni – ci parla dell’importanza dell’insegnamento ai più piccoli del sardo originario e ci spiega quale sia, ad oggi, il rapporto tra l’italiano e la lingua dell’Isola.


La situazione tra lingua sarda e lingua italiana è di diglossia piuttosto che di bilinguismo: ci spiega la differenza?
Pensi al perché la redazione pubblica questa intervista in italiano e non in sardo come avrei voluto: la diglossia è la compresenza di due lingue nella comunità, con ruoli sbilanciati: l’italiano usato in tutti i contesti di comunicazione scritta e orale, formali ed informali, il sardo ormai rinchiuso nella sola quotidianità orale familiare; il bilinguismo è la perfetta parità e dignità delle due lingue in tutti gli usi e i contesti sociali scritti e orali.

Il sistema linguistico sardo è divisibile in due macrovarietà, cioè logudorese e campidanese: per questo l’Acadèmia de su Sardu onlus, di cui lei fa parte, propone il doppio standard? Quale finalità ha?
Posto che nel sistema sardo c’è un continuum di variazione che rende difficile tracciare delle divisioni precise fra varietà perché i diversi fenomeni linguistici seguono linee di demarcazione molto intricate fra loro (le isoglosse), ciò non toglie che molti elementi ad aspetto prevalentemente bipolare hanno creato una storia letteraria scritta e orale (poesia, prosa, teatro, i cantadoris) espressa nei secoli in due varietà piuttosto diverse fra loro. In un contesto in cui il livello di conoscenza della lingua è molto scarso specialmente tra i più giovani, uno standard che si allontani troppo dalle parlate locali (le uniche che la maggior parte della gente conosce) ha poche possibilità di essere accettato; a questo fine ci sembra quindi molto più facile codificare le due varietà storico-letterarie del sardo.

Cosa pensa dunque della LSC (Limba Sarda Comuna) voluta dalla Regione Sardegna nel 2006?
Credo che come puro strumento ortografico per i documenti in uscita della Regione (unico compito per cui fu concepita) debba essere migliorata; non è comunque proponibile oggi per un’oculata pianificazione linguistica che voglia far riapprezzare e riprendere l’uso della lingua ai cittadini. Ci vorranno forse 15-20 anni di presenza costante del sardo nella società per pensare ad uno standard unico ufficiale per tutti gli usi che presuppone di necessità la conoscenza delle varietà principali del sardo da parte di tutti.

Oggi l’insegnamento del sardo nelle scuole non è obbligatorio: la Regione finanzia i progetti proposti dai singoli istituti. Cosa ne pensa?
È una politica miope e dal fiato corto. La crescita di tutta la società sarda passa anche per la rivitalizzazione linguistica, se si pensa agli aspetti economici prodotti dalle nostre peculiarità culturali e storico-artistiche, anche a fini turistici. L’ingresso del sardo in tutte le scuole, se saprà coinvolgere anche i parenti anziani che ancora parlano sardo, sarà cruciale perché la lingua non si estingua per cessata trasmissione intergenerazionale. C’è forte bisogno di ricucire questo trait d’union perso tra generazioni: molti che conoscono il sardo infatti lo considerano un dialetto, spesso si vergognano di usarlo in pubblico e non lo trasmettono ai figli.

Per la scuola materna ed elementare io stesso ho pubblicato un libro didattico illustrato.

Il suo libro, rivolto ai più piccoli, Is primus milli fueddus / Sas primas 1000 allegas in sardu dà spazio a parole sarde originarie riferite a oggetti legati alla natura e alle tradizioni isolane: qual è l’intento?
Accanto alle parole di larghissimo uso che rientrano nell’esperienza quotidiana ho voluto anche recuperare molte parole ormai quasi sconosciute che si rifanno alla casa, al lavoro, al cibo, all’habitat. È un percorso di apprendimento della struttura fondamentale della lingua e del lessico basilare del sardo nelle due macrovarietà che gli insegnanti, con la tecnica dei campi semantici, potranno allargare a piacimento per arricchire il patrimonio linguistico dei bambini.

Se scompare la lingua, scompare l’identità e la cultura di una comunità? Le chiedo di esprimere, magari in sardo, il suo auspicio sul recupero e la valorizzazione della nostra lingua.
Ant nau ca unu pòpulu chi perdit sa lìngua acabat de essi pòpulu e ca dònnia pòpulu est cun sa lìngua sua etotu, sa prus aina manna de s’identidadi, chi fraigat su sentidu suu de su mundu e de sa vida, diferenti de dònnia àtera cultura. Seus a mesu tretu, depeus detzidi intra de lassai de essi pòpulu sperdendi-sì in d-un’àteru pòpulu e un’àtera cultura, o de si pinnicai apari torrendi-sì a cuberai su chi si fait sardus in su mundu. Depeus sciri a chini seus po no si fai apetigai prus, ca pruschetotu po cussu ant circau de si-ndi leai sa lìngua nosta.

Si dice che un popolo senza lingua non possa essere definito tale: i sardi devono decidere se “sperdersi” in un altro popolo e in un’altra cultura o se recuperare ciò che li identifica nel mondo e la lingua sarda è lo strumento che può ricordare loro chi sono.

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Publicaus un’àrticulu de Massimu Pittau su Professori pigau de su blog de Rosebud:

“Tutte le volte che incontro l’amico Diego Corraine provo un senso di malinconia e pure di mortificazione: perché corro con la memoria agli anni Settanta, quando fondammo la «Sotziedade pro sa Limba Sarda», io presidente e lui segretario, e in questa veste organizzammo incontri e manifestazioni in tutta la Sardegna per la salvaguardia e il recupero della lingua sarda. Dopo però ci separammo e la Sotziedade scomparve, quando lui credette di proporre per la Sardegna una “lingua unificata”, creata a tavolino e scritta alla maniera della lingua spagnola, mentre io non ci credetti per nulla. Sta però di fatto che il suo tentativo fallì per due volte per l’ostilità dei Sardi, soprattutto dei Campidanesi – che sono i parlanti più numerosi – quando si accorsero che avrebbero dovuto adoperare una “lingua unificata”, che era una forma di logudorese annacquato. E da allora abbiamo continuato ad assistere alla dissardizzazione linguistica dei Sardi, effettuato in forma massiccia dalla scuola, dai mass media, dalle canzonette, dallo sport, ecc.

E malinconia unita a mortificazione mi è venuta quando qualche giorno fa Diego ha pubblicato un articolo, del quale condivido quasi tutte le considerazioni: che la lingua costituisce il fattore primo e principale di ogni etnia; che la Regione Sarda non si è impegnata al fine di applicare e far applicare realmente una legge regionale e una statale, che pure sono state promulgate, in difesa del sardo e delle altre lingue di minoranza; che una politica in difesa della lingua sarda, mandata avanti con chiarezza e con impegno avrebbe anche le sue ricadute positive di carattere occupazionale a favore dei giovani sardi, ecc.

Eppure, come ho detto e scritto altre volte, ci sarebbe un mezzo del tutto facile e molto efficare, il quale, adottato, consentirebbe non soltanto la salvaguardia della lingua sarda, ma pure il suo recupero nella scuola, nell’amministrazione, nella politica e nella cultura. Si tratterebbe di fare entrare nello Statuto della Regione Autonoma Sarda, un solo nuovo articolo, in perfetta analogia con quanto avviene per gli Statuti delle Regioni Autonome Valdostana e Altoatesina: nella Val d’Aosta e in Alto Adige nessuno può entrare e operare nella scuola e negli uffici pubblici se non conosce la lingua francese e quella tedesca rispettivamente. Ebbene, se noi Sardi vogliamo salvaguardare veramente la nostra lingua sarda, la nostra cultura e la nostra etnia, dovremmo chiedere e pretendere l’inserimento nello Statuto Regionale Sardo di questo nuovo unico articolo, con tre commi: «In Sardegna nessuno può insegnare e operare nelle scuole se non conosce e adopera la lingua sarda. A) Ogni insegnante ha l’obbligo di conoscere in maniera passiva e attiva una delle varietà dialettali della lingua sarda e conoscere in maniera passiva almeno un’altra varietà. B) Nell’elenco e nella scelta delle varietà dialettali da adoperare nelle scuole sono da includere, con uguali diritti e uguale dignità, anche quelle di ulteriore minoranza, cioè alloglotte: gallurese, sassarese, algherese e tabarchina. C) L’uso della lingua sarda e/o delle varietà alloglotte, unitamente a quello della lingua italiana, deve avere anche un carattere strumentale, cioè deve valere anche nell’insegnamento di tutte le altre discipline scolastiche».

A questo punto prevedo un’obiezione: quale sarebbe la lingua sarda da adoperare nelle scuole? Per me la risposta è del tutto facile e semplice: la lingua sarda ha due varietà fondamentali, il logudorese e il campidanese, entrambe ormai formalizzate, entrambe intercomprensibili per tutti i Sardi, la prima adoperata nel Capo di Sopra, la seconda nel Capo di Sotto, entrambe ormai in possesso di un notevole patrimonio di letteratura in poesia e in prosa. A questo proposito si deve pur sapere che ormai abbiamo sia nella varietà logudorese sia in quella campidanese, componimenti poetici di elevato valore letterario, spesso molto superiore a quello della poesiola “T’amo o pio bove” o alla lunga tiritera di “Davanti San Guido”.

Però io escludo con decisione che come lingua sarda sia considerata quella che è stata inventata e denominata la “limba comuna”: secondo me – che sono il linguista che ha scritto più di tutti sulla lingua sarda – questa non è altro che un “grosso pasticcio messo su da grandi pasticcioni”, che la Regione ha avuto la sventatezza di adottare ufficialmente, mentre, esclusi gli inventori, nessun altro Sardo la adopera e nessun altro Sardo la vuole.

Un’ultima considerazione, ma non la meno importante: nell’insegnamento e nell’uso del sardo nelle scuole si dovrebbero distinguere bene due momenti, l’”orale” e lo “scritto”: ebbene rispetto all’orale nelle scuole si dovrebbe insegnare e adoperare il “suddialetto locale”, anche quello del più piccolo villaggio dell’Isola: a Cagliari si dovrebbe insegnare su casteddaju, a Villaputzu su sarrabbesu, a Lanusei su lanuseinu, a Nùoro su nugoresu, a Ollolai su ollollaesu, a Ozieri su ottieresu e via dicendo. Con questo procedimento si otterrebbe il grande risultato di coinvolgere nell’operazione della salvaguardia e del recupero della lingua sarda anche la generazione dei vecchi, i quali sarebbero assai contenti di poter insegnare ai loro nipotini il suddialetto del loro sito natale. Invece nel momento dello scritto gli insegnanti dovrebbero richiedere dagli alunni l’uso del logudorese comune nel Capo di Sopra e del campidanese comune nel Capo di Sotto. Nelle zone alloglotte, Carloforte, Alghero, Sassari, Castelsardo, Gallura si dovrebbero ovviamente insegnare le rispettive parlate.”

Artìculu pigau de: http://rinabrundu.com/2014/10/23/autonomia-speciale-e-lingua-sarda/

In bàsciu sa lìtera chi s’Acadèmia de su Sardu onlus at intregau su 18 de su mesi de ladàmini 2013 a totu is Consilleris regionalis, a su Presidenti de sa Regioni Ugo Cappellacci, a sa Presidenti de su Consillu regionali Claudia Lombardo, a s’Assessori a sa Cultura Sergio Milia e a sa de otu Commissionis (a sa Cultura).

A is Consilleris regionalis s’Acadèmia at pediu de si donai incuru coidadosu po chi sa Regioni lompat luegus atotu  a is cambiamentas pedias in sa lìtera: Sardu a duas normas – Campidanesu e Logudoresu – Sardu amarolla in dònnia scola.

A su Presidenti de sa Regioni Ugo Cappellacci, a sa Presidenti de su Consillu regionali Claudia Lombardo, a s’Assessori a sa Cultura Sergio Milia e a sa de otu Commissionis (a sa Cultura) s’Acadèmia at pediu un’atòbiu po arraxonai apitzus de sa polìtica linguìstica adelantada finas a imoi de sa Regioni.

In is diis afatantis s’Acadèmia  at a cuncordai una conferenza stampa po spricai mellus cali est su tretu – a parrimentu de s’Acadèmia  – chi sa Regioni iat a depi fai po no lassai sperdi sa lìngua nosta.

Lìtera a sa Regioni po su Sardu a duas normas

Sàbudu 13 de su mesi de Argiolas a is 6 de a merii in Domu Melis, cursu Gramsci in Cabuderra

“Po una polìtica democratìca de sa Lìngua Sarda” – Propònnida de una lei regionali noa apitzus de sa Lìngua Sarda.

Ant a chistionai: Salvatore Melis (Segretàriu Natzionali RossoMori), Eduardo Blasco Ferrer (Professori Ordinàriu de Linguistìca Sarda, Universidadi de Casteddu), Oreste Pili (Presidenti de s’Acadèmia de su Sardu Onlus), Salvatore Lai (Assessori Comunali de sa Lìngua Sarda), Fernando Pisu (Presidenti Assòtziu Parcu Culturali “Cantadoris”), Paolo Zedda (Presidenti de s’àrea temàtica Lìngua Sarda RossoMori) e is arrapresentantis de is Tzìrculus RossoMori.

Ddoi ant a essi puru: su Sìndigu de Cabuderra Francesco Melis e s’Assessori de sa Cultura Carla Melis.

LOCANDINA ATOBIU

Saludi a totus. Tengu meda praxeri de bosi cumbidai a sa presentada de su lìburu chi apu imprentau cun Alfa Editrice

Salve a tutti. Ho il piacere di invitarvi alla presentazione del libro che ho pubblicato con Alfa Editrice

Is primus milli fueddus / Sas primas 1000 allegas in sardu
Impara cun Annica Margiani e Marinu Boe

Pinturas de Titziana Melis

Cenàbura su 1.u de mesi-de-argiolas 2011, a is 5 e mesu de a merii
in sa Sala de su Consillu de sa Provìntzia de Casteddu – Palàtziu de s’Urrei
Pratza Palàtziu 1 in Casteddu

Venerdì 1° luglio 2011, alle 17.30
nella Sala Consiliare della Provincia di Cagliari – Palazzo Regio
Piazza Palazzo 1, Cagliari

In s’acàpiu agatais su manifestu

In allegato trovate il manifesto

Bos’abetu    –     Vi aspetto

Stèvini Cherchi    –    Stefano Cherchi

 

Casteddu

Eus incingiau su canali Youtube cun totu is filmaus chi eus a cuberai o produsi aingìriu de is chistionis nostas.
Su link ddu agatais in bàsciu a manu dereta (in sa sidebar) ma si-ddu torraus a ponni innoi puru. Po imoi ddoi podeis agatai un’arrogu de su tg de Videolina cun sa presentada de Arrègulas.

Canali Youtube

Comitau Scientificu po sa Norma Capidanesa de su Sardu Standard
Patrocinau de sa Provincia de Casteddu
  
ALFA Editrice (2009)
183 p. – 12,00 €
 

Norma Campidanesa

INTRODUTZIONI

Sa lìngua sarda, che a medas lìnguas de is natzionis sena de stadu (connotas puru comenti minorias linguìsticas), no at fatu ancora totu su tretu stòricu suu e duncas si-ndi depit ancora scabulli de unus cantu barrancus mannus e, paris, si depit procurai is ainas chi ddi serbint po chi dda potzant imperai totus e po chi potzat setzi impari a is àteras lìnguas mannas de is stadus.
Is problemas chi sa lìngua sarda si depit farcai, custu ddu sciint totus, funt: su partzimentu de sa Lìngua e s’aunitzamentu de s’ortografia.
Ca funt problemas antigus nemus podit nai ca no. Tocat sceti a ligi is fainas in Sardu, antigas o noas, pagus o medas. Totus tenint un’ortografia diferenti e donniuna imperat una lìngua sua chi, mancai in pagus cosas, si stèsiat de s’àtera.
Ca custus problemas is Sardus ddus portant in su coru e ca fatu-fatu bessint a pillu nemus, a su pròpiu, podit nai ca no. Difatis, cantu bortas eus intèndiu pregontas che Cali lìngua sarda? Comenti tocat a ddu scriri su Sardu?
Ca funt problemas berus nemus tenit dudas. Difatis, lompendi custas pediduras a sa realidadi de s’Istitutzioni nosi pregontaus: Cali Sardu at a imperai sa Provìntzia de Casteddu po sa faina sua, duncas po scriri delìberas, duncas po si fai cun sa Regioni, cun is àteras provìntzias de sa Sardìnnia, cun is Comunus, cun sa genti e cun is scolas de sa provìntzia de Casteddu?
Imoi, in su connotu su problema de imperai una lìngua aguali po totus forsis no fiat aici forti de indulli a chini podiat de agatai una solutzioni, ma oindii sa chistioni no podit essi stesiada a àtera dii. S’abisòngiu de oi acapiau a su traballu chi depit fai s’Istitutzioni (e torreus Comenti at a scriri sa Provìntzia de Casteddu?) o sa Scola (Is studiantis de Casteddu e de Cabuderra ant a scriri a sa matessi manera?), po intrai in duas chistionis sceti aundi s’imperu de su Sardu est sèmpiri prus pediu, nosi ponint a donai arrespusta luegus a su problema nostu bèciu de sèculus.
Un’arrespusta conca a innia nosi-dda donat su Comitau Scientìficu chi at scritu su traballu presenti ‘Arrègulas po ortografia, fonètica, morfologia e fueddàriu de sa Norma Campidanesa de sa Lìngua Sarda’.
Est una proposta chi fait contu de sa realidadi, chi iat a bolli nai de su tretu stòricu chi est faendi oindii sa Sardìnnia in sa chistioni de sa Lìngua. Duncas no circant una lìngua artificiali de fai nasci in laboratòriu, comenti po malasorti megant de circai de fai de unu tretu de tempus in Sardìnnia.
Po contras in is Arrègulas s’agatat po primu cosa ca sa Sardìnnia no est lòmpia ancora a un’aunitzamentu de sa Lìngua e duncas sa Lìngua sarda est mancai una, ma a duas (macro) bariedadis diatòpicas (diasistemas sintzillus etotu) e literàrias chi tenint – e depint tenni – sa matessi dinnidadi: su Campidanesu e su Logudoresu.
Insandus su lìburu proponit, po primu cosa, s’arreconnoscimentu de is duas macrobariedadis, e po segundu cosa, abarrendi in su Campidanesu, proponit una Norma campidanesa, cun arrègulas, comenti narat su tìtulu, po s’ortografia, sa fonètica, sa morfologia e su fueddàriu de su Campidanesu.
Ma de cali Campidanesu fueddat su Comitau Scientìficu? Forsis ca sa fueddada campidanesa puru no est partzia in medas e medas dialetus? Est berus, ma acanta a custus dialetus s’est stantargiada in is sèculus, gràtzias a su traballu sena de pàsiu de is Cantadoris unu Campidanesu literàriu, chi, a nai, no est de peruna tzitadi o bidda, ma chi totus is Sardus de su Cabu de Bàsciu cumprendint, aprètziant e portant che a espressada insoru in forma e in sustàntzia literària. Est custa sa fueddada, chi si podit nai chi setzat prus in artu de totus is dialetus, chi su Comitau Scientìficu proponit e chi podit fai cuncordai a manera discansosa totu is Campidanesus, ca cun custa faina no proponint sceti s’apretziamentu de un’arrichesa linguìstica e literària manna ma puru sa lìngua nosta de bartzolu chi eus sèmpiri disigiau e a bortas surrungiau.

Graziano Milia
Presidenti de sa Provìntzia de Casteddu